domenica 11 dicembre 2011

L'OMBRA DEL VENTO - CARLOS LUIZ ZAFON

Bianca Pesenti 2^E L’OMBRA DEL VENTO Il romanzo è stato scritto nel 2004 da Carlos Ruiz Zafon (scrittore spagnolo contemporaneo nato nel 1964 a Barcellona) e fa parte della narrativa moderna. Questo romanzo racconta la storia di un giovane ragazzo barcellonese, Daniel Sempere, che all’età di undici anni, grazie al padre, libraio, si interessa in modo particolare ad uno scrittore spagnolo sconosciuto, Julian Carax e ad un suo romanzo, l’Ombra del vento. La passione per questo autore e la volontà di conoscere ciò che si nasconde dietro le sue storie avvincenti e tormentate, portano il ragazzo a vivere svariate esperienze, ad incontrare diverse persone e anche ad imbattersi in situazioni spiacevoli. Julian Carax, infatti, apparentemente morto molto giovane in circostanze misteriose, cela un’esistenza complicata, misteriosa e costellata da forze e personaggi oscuri e inquietanti. Daniel, senza rendersene conto, si trova al centro di un’indagine in cui è responsabile e vittima allo stesso tempo. Nella vicenda lo affiancano diversi personaggi tra cui il fedele amico Fermin. Una storia coinvolgente, che narra di omicidi, amori, segreti, incendi, fughe e libri, tanti libri. Per ciò che concerne l’analisi del romanzo, il testo contiene sequenze prevalentemente narrative che raccontano le azioni dei personaggi e gli eventi, facendo procedere l’azione e facilitando anche la comprensione della vicenda. Per quanto riguarda invece il rapporto tra fabula e intreccio, nel romanzo gli eventi narrati non sono disposti in modo lineare, infatti, spesso nella narrazione si approfondiscono o si scoprono particolari e situazioni accaduti in un tempo passato, frequenti flashback che contribuiscono all’aumento di interesse e al fascino della storia. Per evidenziare tale diversità temporale l’autore adotta due stili di scrittura differenti, corsivo per il passato e stampatello minuscolo per il presente. In relazione al tempo e al luogo della narrazione, il racconto inizia nel 1945, quando Daniel, undicenne, legge per la prima volta il romanzo di Carax e la storia continua fino al raggiungimento della maggiore età del ragazzo, nel 1952/1953 circa e al termine delle vicende, nel 1966. Il tempo del racconto è accelerato in alcune parti da brevi riassunti del narratore e rallentato invece in altre con dialoghi tra i personaggi e rare pause, con riflessioni e descrizioni. Personalmente, penso che il romanzo illustri con chiarezza le vicende grazie ad una corretta gestione del tempo narrativo, con particolare attenzione agli avvenimenti più importanti e rilevanti. I luoghi più significativi sono a Barcellona, in particolare il Barrio Gotico, dove si trova il Cimitero dei Libri Dimenticati, sito in cui Daniel trova per la prima volta il romanzo di Julian Carax, la Libreria del padre di Daniel, il signor Sempere, in Calle Santa Ana, e il Tibidabo, zona della città dove si trova il Palazzo abbandonato della Famiglia Aldaya, il cosiddetto “ Angelo della Nebbia “. I luoghi considerati sono prevalentemente spazi aperti, tranne la Libreria, descritti in modo scrupoloso dal narratore. Gli spazi sono assolutamente verosimili e realistici e riflettono pienamente il lato inquietante e oscuro della vicenda, favorendo una maggiore identificazione del lettore nei fatti raccontati. Il narratore della vicenda è interno (omodiegetico) per la maggior parte della storia, fino al quinto capitolo (Il Cimitero dei libri Dimenticati – Città di Ombre ) lo si percepisce come dentro la vicenda e narrante in prima persona, identificato infatti in Daniel, il protagonista. Il narratore è personale, interviene infatti con puntualizzazioni e considerazioni, in ogni modo non eccessivamente invasive e fuori luogo. Nel sesto capitolo (Nuria Monfort: Memorie di spettri) si identifica nella stessa Nuria che, dopo essere morta, racconta con un manoscritto la sua esistenza. Infine, nella parte terminante del romanzo, dal settimo al decimo capitolo (L’ombra del vento – Dramatis Personae), avviene un ritorno alla situazione iniziale, in cui Daniel racconta il finale della storia. Un altro aspetto dell’analisi strutturale è il sistema dei personaggi e nel romanzo di Zafon si possono individuare un protagonista, un co – protagonista, due antagonisti, due aiutanti fondamentali e molte comparse. Daniel Sempere è il protagonista, un personaggio dinamico che durante il racconto subisce numerosi cambiamenti e trasformazioni, sia nell’aspetto fisico che comportamentale. Il testo inizia, infatti, quando Daniel è ancora un bambino di undici anni, che non riesce a comprendere a pieno ciò che gli accade e rimane affascinato e stupito da molte cose e persone che lo circondano. Con il passare del tempo invece, avvicinandosi all’età adulta, dà prova della sua perspicacia e si imbatte in una ricerca entusiasta e scrupolosa nei confronti di Julian Carax, dimostrandosi un ragazzo brillante. Julian Carax invece, co – protagonista nel racconto, è un romanziere misterioso condannato all’oblio che all’inizio e per buona parte della narrazione sembra essere morto molto giovane in circostanze poco chiare, ma in realtà si scopre essere ancora vivo, nascosto nel palazzo abbandonato degli Aldaya e deciso a bruciare tutti i suoi romanzi, causa di tante pene, arrivando anche al punto di fingersi il “ diavolo ”, Lain Coubert, personaggio dei suoi romanzi, malvagio e raccapricciante. Infatti, a causa di un incendio di cui è rimasto vittima, il suo viso è completamente sfigurato e il corpo ricoperto di ustioni. Grazie al romanzo “ L’Ombra del vento “ egli conquista l’interesse di Daniel. Non interviene in modo diretto nel racconto ma svolge un ruolo di fondamentale importanza e, pur essendo un personaggio statico che non subisce particolari mutamenti, viene scoperto e rivelato passo per passo dal protagonista. I due antagonisti sono Lain Coubert, personaggio che incarna il diavolo nel romanzo L’Ombra del vento e che si scopre essere lo stesso Carax, e Javier Fumero, capo della squadra criminale di Barcellona, uomo malvagio, disumano e folle, con una vita particolarmente difficile alle spalle; egli trova divertente torturare le proprie “ prede “. Una di queste è Fermin Romero de Torres, carissimo amico di Daniel, acclamato dongiovanni e personalità bizzarra. In realtà, dietro alla sua stravaganza, nasconde un’esistenza complicata, trascorsa in parte per la strada, come mendicante, proprio a causa dell’agente Fumero. Fermin è collaboratore fidato di Daniel. Secondo aiutante è invece Gustavo Barcelò, amante di letteratura e in particolare degli scritti di Carax, zio di Clara, vecchia fiamma di Daniel, caro amico del signor Sempere e uomo particolarmente saggio, acuto ed estroverso. La scelta dei personaggi, secondo il mio parere, è consona al contesto e fondamentale per la comprensione del testo. Le varie personalità sono descritte in modo particolareggiato e approfondito, attraverso un metodo interessante di scoperta continua di nuovi elementi durante la narrazione. L’unico dettaglio che ho meno apprezzato è l’inserimento nel testo di personaggi minuziosamente descritti ma in realtà poco importanti, che distolgono la concentrazione del lettore dall’andamento del racconto. Il personaggio che trovo maggiormente interessante è Julian Carax, per il mistero, gli enigmi e il fascino che contribuiscono alla creazione della sua personalità e per l’indole ribelle che dimostra. Restando nel tema dell’arcano e del misterioso, l’episodio che mi ha maggiormente colpito riguarda il racconto e la descrizione di Beatriz, fidanzata e in seguito moglie di Daniel, del Palazzo ormai abbandonato degli Aldaya. La ragazza narra, in una fredda e piovosa serata invernale, in primo luogo delle particolarità dell’architettura dell’ambiente e poi della travagliata storia della ricca famiglia spagnola degli Aldaya, ex proprietaria dell’edificio e finita in rovina misteriosamente. La funzione di questo brano è apparentemente di semplice conversazione tra due amanti, ma in realtà, con il proseguire della narrazione, si dimostra di fondamentale importanza per la ricerca che il protagonista farà su Julian Carax. Il motivo del mio interesse per questo dialogo è tuttavia centrato sull’atmosfera e sulle emozioni che in esso sono descritte. L’ambiente lugubre, cupo e la storia tetra, tenebrosa sono stati in grado di farmi vivere il racconto in modo eccezionalmente vivido: ho avuto l’impressione di trovarmi nel palazzo insieme a Beatriz e Daniel. Lo stile descrittivo mi ha fatto capire quanto sia il coinvolgimento e il fascino che questo romanzo è in grado di scaturire. E’ raro, almeno per ciò che concerne la mia esperienza, avvertire tanto coinvolgimento emotivo per un libro. Essenziale è anche l’utilizzo della lingua e, visto che il romanzo è contemporaneo, l’autore si serve di un linguaggio moderno, affatto complicato da comprendere, esatto e dinamico. Le espressioni utilizzate appartengono ad un registr0 medio, con parole precise ma non particolarmente colte, con una sintassi corretta e molto scorrevole per il lettore. Le tecniche maggiormente usate nei brani sono discorsi diretti legati, racchiusi da segni di interpunzione e accompagnati da interventi del narratore, e discorsi indiretti, presenti soprattutto quando le conversazioni devono essere maggiormente fluide per una facile comprensione (per esempio durante episodi ricchi di particolari), sfumature e dettagli. Il lessico non presenta, secondo il mio parere, debolezze di alcun tipo: permette infatti una comprensione senza difficoltà. Anche il rapporto tra l’espressione dei personaggi e la narrazione è simile, infatti, i vari protagonisti utilizzano un linguaggio semplice, corretto e disinvolto. Questo libro mi ha colpito soprattutto perchè si è dimostrato emozionante, stimolante fin dal principio e per questo la lettura è stata davvero molto piacevole. Il messaggio del romanzo, a mio parere, riguarda l’attrazione verso ciò che è sconosciuto, oscuro e quindi in grado di suscitare nel lettore molta curiosità. Daniel, infatti, sembra esprimere specularmente tale stato d’animo e la sua esperienza ci dimostra che si possono trarre insegnamenti positivi anche in circostanze di pericolo estremo, a patto di adottare, oltre al coraggio, una buona dose di lucida analisi degli eventi.

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